Con il titolo complessivo Terra di tutti, che in origine apparteneva all’ampio poemetto risalente al 1970, gli editori de Il ramo e la foglia congedano nella loro collana di poesia un nuovo libro di Mariella Bettarini, dopo gli Haiku alfabetici apparsi nel 2021. Questo volume raccoglie le prime prove dell’autrice, venuta a mancare alla fine di agosto: da Il pudore e l’effondersi, pubblicato da Città di Vita nel lontano 1966, a Il leccio (I Centauri, 1968), che a soli due anni di distanza segnava una svolta decisiva, fino a Terra di tutti e altre poesie (Sciascia, 1972); quindi, con un salto cronologico notevole, questa edizione si chiude con la riproposta di Delle nuvole, piccolo libro del ’91 che Bettarini fece uscire presso le edizioni Il Gazebo, da lei stessa fondate e dirette con l’immancabile supporto di Gabriella Maleti, a Firenze, dove animavano una delle riviste di poesia più importanti e longeve, «Salvo imprevisti», poi divenuta «L’area di Broca». Curatela e introduzione sono dello stesso editore, Roberto Maggiani, legato a quelle realtà da un antico sodalizio; non è difficile immaginare che il progetto sia stato fortemente voluto da lui e portato avanti fino al suo compimento.
Fin dalla sua apertura, l’introduzione ci parla di un «atto doveroso», per la grandezza della poesia di Bettarini, molto presente nelle vicende letterarie degli anni Settanta e poi in parte eclissatasi in una sorta di rigorosa osservazione di quanto andava accadendo nella poesia coeva; atteggiamento, questo, che l’apparenta a quello di Roberto Roversi, promotore sempre presente a fianco degli autori nuovi, specie di area emiliana, che da lui ricevevano consigli e impulsi dagli scaffali della libreria Palmaverde. Non solo per questo, ma anche, scrive Maggiani, «per la sua capacità di farsi interprete, in modo eminente, delle istanze umane presso il divino e l’assoluto». A ben guardare Mariella Bettarini, anche grazie alla sua intensa attività di organizzatrice e promotrice culturale, vanta un cursus honorum che fin dagli esordi le attirò attenzioni importanti, pur essendo sempre rimasta, per scelta e per temperamento, estranea ai circuiti dell’editoria maggiore. La ritroviamo, per esempio, in un testo fondamentale per comprendere la poesia degli anni Settanta come Il pubblico della poesia di Berardinelli e Cordelli; tra i suoi lettori figurano nomi di rilievo come Franco Fortini e Silvio Ramat. Quanto al rapporto tra umano e divino, Maggiani coglie in effetti un aspetto importante, che caratterizza però con maggior evidenza il tracciato più antico dell’autrice, le cui prime poesie respirano a ogni verso la tensione tra istante ed eternità, come a fissare una capacità di sguardo e di pensiero tra la dimensione terrestre, sociale, del “basso” e quella metafisica dell’”alto”. Se Il pudore e l’effondersi è la testimonianza di un dialogo serrato con la divinità, già Il leccio coinvolge il lettore in quella duplicità percettiva, spostando l’attenzione sempre più verso il basso, verso la complessità, le contraddizioni dell’umano, con una crescente apertura verso la Storia e le sue nefandezze. Lo provano, in Terra di tutti, forse la prova maggiore di questo libro, i riferimenti tutt’altro che velati alla «bomba» (lo stragismo che avrebbe segnato la lunga, tetra stagione degli «anni di piombo», a partire da piazza Fontana) e alla Grecia in preda ai colonnelli, ciò di cui faranno le spese diversi intellettuali: tra questi Bettarini si rivolge a Ghiannis Ritsos, tra i bersagli più illustri di quel regime vessatorio. Poeta al centro di un’età di crisi, Bettarini si assesta sulla battigia, sulla terra di mezzo, che le consente di osservare i fenomeni circostanti potendone sempre esercitare un pensiero critico. Come le sue osservazioni si muovono tra alto e basso, così la sua riflessione cerca il punto di sintesi tra l’avanti e l’indietro della Storia; ma non siamo fatti come l’angelo di Klee, e il tempo ci costringe inesorabile solo verso un futuro di ghiaccio.
L'edizione si chiude con una raccolta all’apparenza inusuale e leggera, per Bettarini, come la sostanza di cui si compone il suo oggetto: il vapore. Riferendosi a una nomenclatura scientifica, l’autrice racconta e descrive le conformazioni delle nuvole; per questa via recupera la dimensione dell’alto, così che l’intero volume si chiude in perfetta circolarità, ma si tratta pur sempre di altezze che investono un ampio raggio di osservazione. «Non materiale materia», le nuvole accendono un immaginario che è sempre segnato dalla riflessione: sono «tutto ciò che squassa / la stasi / la mentale miseria».
Mariella Bettarini, Terra di tutti, a cura di Roberto Maggiani, Il ramo e la foglia 2026, e. 16.
Dal futuro
Abbiamo mille ragioni
per avere fiducia nel futuro? È vero,
può arrivare il momento
giusto, l’incontro buono,
ma la strada sbagliata e la luce
falsa. Di poesia ce n’è fin troppa, ma la gente
ha paura, la gente
cammina storto, muore – e noi
siamo la gente, non «poeti»
che assistono al decollo dell’aereo dall’alto
del ponte, guardano il massacro, poi
staccano il telefono e iniziano
una mimesi privata di ciò che accade.
Dal futuro – direi – non abbiamo da attenderci
un fascio di rose, intanto perché
il tempo è ghiacciato e le rose
sono attualmente i fiori
più cari sulle piazze.




