mercoledì 28 gennaio 2026

AILANTO n. 78 - su Olvido García Valdés

 




Per la meritoria collana di poesia dell’editore Donzelli appare per il pubblico italiano un ampio volume della poetessa Olvido García Valdés, Confida nella grazia, per la cura di Matteo Lefèvre, instancabile traghettatore di autori spagnoli nella nostra lingua. Nonostante sia oggi riconosciuta tra le voci più significative della poesia iberica, e nonostante gli importanti premi che costellano la sua carriera (ricordiamo il Premio Reina Sofia, il Premio Neruda e il Premio Nacional de Poesía), ricevuti in anni piuttosto recenti, l’autrice da noi era pressoché sconosciuta, a parte un’antologia curata dallo stesso Lefèvre nel lontano 2012. L’operazione editoriale appare quindi ancor più rilevante, specie se si considera che anche in patria García Valdés ha dovuto attendere a lungo prima di poter occupare il posto che le compete nell’ambito della ricerca poetica a cavallo del millennio.

Le ragioni di questa affermazione invero tardiva, che nulla sottrae alla sostanza del lavoro di quest’autrice, vanno probabilmente ricercate nell’ampiezza dei riferimenti, che spaziano dalla letteratura alla filosofia all’arte, alla densità espressiva che la caratterizza e alla lunga tradizione a cui la sua scrittura si affida. Se, come punto di partenza, possiamo rinvenire tracce della classicità latina, in particolare di Lucrezio per la speciale considerazione del rapporto tra io e mondo e per la visione complessa eppure puntuale che segna i confini tra percipiente e percepito, come punto d’arrivo potremmo individuare il grande Novecento ispanico ed europeo: Machado soprattutto, e soprattutto nella raccolta che oggi ci viene proposta, sorretta da un’insolita presenza della grazia, anche laddove si annuncia la tragedia o questa si svolge sotto il nostro sguardo. E, come lei stessa avverte, Edmond Jabès, voce che si solleva come da una metafisica postmoderna per riempire il silenzio di nuove significazioni. È come se García Valdés riuscisse nella straordinaria azione di fermarsi – e soffermare occhio e pensiero – nell’istante in cui quella grazia si lascia intuire e quindi esprimere. Perciò non sorprendono le attenzioni ai filosofi: campioni di una modernità agli albori come Cartesio e Spinoza, che hanno agito potentemente sulla relazione tra mente e creato, ma suggerirei anche modelli più prossimi che hanno indagato le potenzialità estreme del kairòs, ovvero di quella grazia colta sul precipizio dell’essere: penso a Heidegger, naturalmente.

Con questo notevole bagaglio non era affatto scontata un’affermazione precoce, e il tempo di una lunga assimilazione ha infine dato ragione a García Valdés, ai suoi versi «complici, quasi ospitali», come scrive il curatore nella sua illuminante postfazione. E in questo variegato e nutrito percorso espressivo non tardiamo a comprendere come Confida nella grazia rappresenti un momento altissimo, sia sul piano della ricerca che su quello dei temi. Se di ospitalità si tratta, siamo infatti irretiti nel denso dei suoi flussi analogici, nella ricchezza metaforica, nella capacità di elevare simboli pregnanti di quella temporalità incerta che chiamiamo finitudine. Poesia che sa rivolgersi anche a se stessa senza per questo cadere in facili giochi sperimentali, quella di García Valdés è piuttosto interrogazione incessante sulla consapevolezza e sul dolore, ma anche sulla costante presenza di una bellezza che chiede di essere soltanto vista, accompagnata, custodita, anche laddove sembra negarsi. In questo senso, poesie come tu chi ascolta, o molte della sezione il treno dalle teste veloci, invitano il lettore ad addentrarsi in una foresta che non è solo quella delle corrispondenze baudelairiane, ma una vera festa di colori pronti a saturare con allegria (ma stavo per scrivere, con fortunato lapsus, «suturare») la vertigine del quotidiano.


Olvido García Valdés, Confida nella grazia, a cura di Matteo Lefèvre, Donzelli 2025, e. 17.00.


confida in te, si disse, e sentì ritornare

la frase, confida nella grazia, ciò che sta

in te, il nulla e la paura che abitano

in te ti aiuteranno, e la fatica, che l’energia

venga meno, che per quelli che ami

sia lieve, la grazia ti aiuterà


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